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Home » News » Continua l’impegno castiglionese per la Salute in Sierra Leone

utilizzo ed hanno messo in funzione l’emoteca, che sarà alimentata entro breve  da pannelli fotovoltaici. Sono state impiantate anche due macchine sterilizzatrici.
Numerosi anche gli interventi chirurgici effettuati dai dottori Sereni, Menci e Nazerian. Ernie ed appendiciti, ma anche parti e cesarei d’urgenza. “Ma non è stata una passeggiata – dicono i tre medici – perché in Africa tutto procede a lentezza talvolta esasperante; il personale locale trovava eccessivi anche i nostri ritmi di lavoro e le direttive impartite”.  Rispetto alla precedente missione secondo i medici è migliorato l’aspetto relativo alle pratiche di anestesia, fortunatamente più efficaci, ma la situazione rimane a dir poco disastrata nel reparto analisi, dove manca tutto. “Non c’è un magazzino, impossibile rifornirsi per i più elementari bisogni come i reagenti – dice il Dott. Ferruccio Sereni”.
Altra iniziativa importante è stata la concessione di borse di studio per giovani infermieri che studieranno nella capitale (Freetown) ma dovranno tornare a lavorare nella loro terra, il Koinadugu, e quindi nell’ospedale di Kabala. Se ne è fatto promotore il Dott. Gabriele Menci.
Ma l’esperienza più forte è stata quella provata durante la visita ad una casa di accoglienza, se così si poteva chiamare,  per ragazzi ciechi. Circa 40/45 bambini ciechi allontanati o abbandonati dalle loro famiglie, vengono accolti in una casupola di misere caratteristiche poco lontano da Kabala. Sono soli, nessuno si occupa di loro,  e si aiutano l’uno con  l’altro per le cose quotidiane. Solo una donna va ogni giorno a cucinare un piatto di riso per questi ragazzi, che è l’unico alimento. Possono frequentare una scuola fatta per loro ma devono raggiungerla a piedi, con tutte le difficoltà che questo comporta per loro. Soli ed abbandonati a loro stessi questi ragazzi impediti così gravemente affrontano ogni giorno la loro vita, fatta di sole privazioni e solitudine.
Prima di ripartire i tre medici hanno istituito presso l’ospedale di Kabala un fondo per l’indigenza, destinato a pagare le cure mediche a coloro che non hanno soldi. Già, perché in Sierra Leone l’unica possibilità di essere curati è quella di poter pagare le medicine e le altre necessità degli interventi. Altrimenti il destino è quello di lasciar aggravare la malattia e morire. Non c’è diritto a nulla, se non a soffrire la durezza della vita. Una sofferenza alleviata qualche volta dall’aiuto che arriva, ma sempre una condizione di vita indegna per esseri umani.
Coloro che volessero maggiori informazioni sui progetti in Sierra Leone possono contattare l’associazione “Solidarietà in Buone Mani Onlus” all’indirizzo e-mail info@solidarietainbuonemani.it
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